Comprendere i terremoti: tra progresso scientifico e collaborazione interdisciplinare
Negli ultimi decenni la ricerca scientifica sui terremoti ha compiuto significativi progressi nella comprensione dei meccanismi che regolano la dinamica della crosta terrestre. Oggi disponiamo di mappe sempre più precise delle zone sismicamente attive del pianeta e di modelli geofisici capaci di descrivere con notevole accuratezza le aree in cui i fenomeni sismici tendono a verificarsi con maggiore frequenza e intensità. Strumenti come la geodesia satellitare, la sismologia ad alta risoluzione e l’analisi dei movimenti tettonici su scala globale hanno permesso di individuare con chiarezza le principali faglie attive e di stimare il potenziale sismico di intere regioni.
Tuttavia, a fronte di questi importanti traguardi, la possibilità di prevedere con esattezza quando e dove avverrà un terremoto rimane una delle più grandi sfide della scienza contemporanea. Nonostante numerosi tentativi, nessun metodo si è dimostrato in grado di fornire previsioni affidabili nel breve termine, e una larga parte della comunità scientifica ritiene ormai che una previsione deterministica dei terremoti — cioè la capacità di indicare data, luogo e magnitudo di un evento — non sarà mai possibile. Gli studiosi si concentrano dunque su approcci probabilistici e sulla valutazione del rischio sismico, elementi fondamentali per la prevenzione e la pianificazione territoriale.
L’impatto dei terremoti sulla popolazione mondiale resta, infatti, drammatico: il numero annuale di vittime a livello globale può variare molto, a seconda del verificarsi o meno di eventi particolarmente catastrofici, come ad esempio quelli che hanno colpito Siria e Turchia nel 2023 provocando la morte di oltre 60 mila persone. Il dato medio ci dice che i terremoti provocano tra i 10 e i 15 mila morti all’anno e rappresentano il più temibile tra i fenomeni geologici, senza contare gli enormi danni economici.
Questi numeri testimoniano quanto sia urgente e centrale continuare a investire nella ricerca scientifica, nello sviluppo di tecnologie di monitoraggio sempre più sofisticate e in strategie di mitigazione del rischio, per ridurre al minimo le conseguenze di un fenomeno naturale che, per ora, rimane in gran parte imprevedibile.
Quando la collaborazione fa la differenza
In questo contesto, la collaborazione tra discipline diverse gioca un ruolo cruciale. Comprendere i terremoti richiede di mettere in dialogo competenze apparentemente lontane: i geologi strutturali, che studiano direttamente sul terreno le faglie, e i sismologi, che analizzano i segnali registrati dagli strumenti per ricostruire la dinamica del movimento in profondità e studiano la propagazione delle onde sismiche. Il confronto tra queste prospettive permette di collegare ciò che si osserva in superficie con i processi che avvengono a chilometri di profondità, offrendo una visione più completa dei meccanismi che innescano un evento sismico.
Questa sinergia comprende anche il ruolo cruciale della ricerca di laboratorio, dove gli scienziati possono riprodurre in scala ridotta le condizioni che si sviluppano lungo una faglia durante un terremoto. In ambienti controllati è possibile variare parametri come temperatura, pressione e velocità di scorrimento, osservando la risposta di diverse tipologie di rocce e raccogliendo dati preziosi per la modellizzazione dei processi di frattura e scorrimento.
Un esempio di collaborazione di lungo corso
Un esempio emblematico di questa collaborazione interdisciplinare è rappresentato dal lavoro congiunto di Giulio Di Toro, geologo strutturale del Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova, e Stefan Nielsen, fisico e sismologo della Durham University.
Durante un recente periodo come visiting scientist al Dipartimento di Geoscienze, Nielsen ha tenuto un ciclo di seminari sulla fisica dei terremoti, un’occasione che ha ulteriormente consolidato la collaborazione con Giulio Di Toro.

Da oltre vent’anni i due scienziati uniscono le proprie competenze nello studio dei terremoti, pubblicando insieme numerosi articoli scientifici, alcuni dei quali su riviste di grande prestigio come Nature e Science, e condividendo esperienze di ricerca sul campo in diverse aree sismicamente attive del mondo.
Pur provenendo da percorsi formativi differenti, Di Toro e Nielsen hanno trovato nel dialogo continuo e nella complementarità dei propri approcci una fonte costante di stimolo e soddisfazione professionale, dimostrando quanto la cooperazione tra discipline sia decisiva per far progredire la conoscenza di uno dei fenomeni naturali più complessi del pianeta.
Guarda il video in cui Giulio Di Toro e Stefan Nielsen dialogano sui terremoti e raccontano la loro esperienza di ricerca condivisa, cominciata nel 2004 con la loro prima esperienza insieme sul terreno sul ghiacciaio dell’Adamello e proseguita negli anni tra attività sul campo ed esperienze di laboratorio.
Articolo e video a cura di Barbara Paknazar

