Artemis II e lo storico ritorno verso la Luna
Il momento atteso da oltre mezzo secolo è finalmente arrivato. Alle 00,35 del 2 aprile (ora italiana) è partito il lancio di Artemis II, prima missione con equipaggio a volare oltre l’orbita terrestre, intorno alla Luna, dai tempi della fine delle missioni Apollo.
A bordo della capsula Orion, lanciata dal razzo Space Launch System, ci sono quattro astronauti: Reid Wiseman, Victor Glover e Christina Koch della Nasa e Jeremy Hansen dell’agenzia spaziale canadese. I primati del team sono tanti: Kock e Glover sono rispettivamente la prima astronauta donna e il primo astronauta di colore a volare verso la Luna, mentre Hansen è il primo canadese.
Il loro viaggio durerà poco meno di dieci giorni ma sarà un tempo sufficiente per eguagliare, e in alcuni casi superare, i record di velocità e lontananza raggiunti dalle missioni Apollo. Durante il sorvolo del lato lontano della Luna, Orion raggiungerà il punto più distante dalla Terra mai toccato da un veicolo progettato per il trasporto umano. Si prevede infatti che l’equipaggio supererà la distanza massima dalla Terra di 400.171 chilometri fino a cui si era spinto l’Apollo 13, con il team che dovrà anche affrontare un temporaneo silenzio radio dovuto all'interferenza della massa lunare.
Un altro banco di prova molto impegnativo sarà il rientro dalla missione, che avverrà a velocità superiori a 40.000 km/h con ammaraggio nell’Oceano Pacifico, al largo delle coste di San Diego.
L'obiettivo primario è la validazione dei sistemi di supporto vitale e delle capacità di manovra manuale in ambiente di spazio profondo, elementi critici per le future tappe del programma di esplorazione umana.
Sulla missione Artemis II la Nasa sta puntando moltissimo, in una nuova corsa allo spazio che questa volta la vede in competizione con la Cina. Una differenza centrale rispetto all’esplorazione spaziale della precedente stagione storica è il coinvolgimento operativo dell’Europa, con l’Agenzia Spaziale Europea che ha fornito il modulo operativo della navetta Orion: fornirà energia, acqua potabile e ossigeno agli astronauti e incorpora componenti realizzati in Italia. La partecipazione Italiana, anche in ottica futura, non si limita a questo aspetto, visto che proprio in queste ore una delegazione formata dall'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e dal ministero delle Imprese e del Made in Italy ha firmato un protocollo di intesa con la NASA per lo sviluppo congiunto dei futuri moduli abitativi per la base lunare di superficie.
“A 52 anni da Apollo 17 l’uomo torna ad orbitare attorno alla Luna. A differenza della corsa allo spazio degli anni 60 vissuta come sfida bipolare tra USA e URSS, Artemis è un programma globale sottoscritto da oltre 40 Nazioni, mentre la Cina avanza parallelamente rendendo la Luna il nuovo scacchiere del XXI secolo. La prospettiva oggi è dunque totalmente diversa dal momento che Artemis II è la seconda missione di un intero programma che mira a stabilire l’uomo sulla Luna in maniera permanente ed ad utilizzare il nostro satellite come base di lancio per la futura esplorazione di Marte. Da qui il forte coinvolgimento di compagnie private ed industrie chedovrebbero aiutare a garantire già negli anni 30 di questo secolo missioni lunari a cadenza annuale. Una programmazione simile per il prossimo futuro è già stato annunciato daIl’Agenzia Spaziale Cinese”, osserva al riguardo Matteo Massironi, professore del Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova, presidente della Società Italiana di Scienze Planetarie, e responsabile scientifico nel corso ESA PANGAEA.
Insomma, lo scenario è ben diverso rispetto a quello dei tempi della guerra fredda e adesso l’avversario da battere è la Cina.
Il programma statunitense prevede che il suolo lunare verrà toccato solo nel 2028, con Artemis 4, ma nel frattempo si lavora per gettare le basi di un obiettivo molto ambizioso: la permanenza prolungata e continuativa del genere umano sulla Luna e quindi anche la costruzione di infrastrutture che consentano di vivere in un ambiente per molti aspetti inospitale, a partire dall’elevata dose di radiazioni e dalle frequenti tempeste di meteoriti.
“I siti di maggiore interesse per future basi stabili sono concentrati al polo sud lunare dove zone in ombra permanente contengono ghiaccio d’acqua, risorsa fondamentale per sostentamento e propellente, mentre aree quasi costantemente illuminate garantirebbero il necessario approvvigionamento energico. Questa e le future missioni lunari non avranno quindi esclusivi obiettivi di test tecnologico ed esplorazione scientifica, ma dovranno mirare ad individuare siti idonei e risorse da utilizzare in loco”, spiega il professor Massironi.
In questa prospettiva gioca un ruolo fondamentale l’analisi geologica che diventa oggi disciplina cardine per qualsiasi programma spaziale dal momento che dovrà garantire un atterraggio sicuro, una programmazione efficace delle traverse esplorative, l’individuazione di siti idonei per basi permanenti, il reperimento e la stima delle risorse da utilizzare in situ, tra cui volatili come l’acqua, materiale che, con utilizzo di adeguati additivi e stampanti 3D, diventi utile per la costruzione di insediamenti umani ed eventuali terre rare.
"Per tutti questi motivi gli astronauti oggi vengono specificatamente istruiti alla geologia planetaria e di terreno, dal momento che, avendo una visione di contesto unica, una volta sulla Luna saranno occhi e braccia di team di scienziati a terra”, osserva Massironi.
Tra i vari corsi di geologia di terreno è utile menzionare il corso PANGAEA dell’Agenzia Spaziale Europea che da 10 anni istruisce astronauti europei, giapponesi e americani all’osservazione e al campionamento sul campo ed è tra i corsi di preparazione di geologia di base considerati prerequisiti per Artemis.

PANGAEA coinvolge tra i suoi istruttori docenti provenienti da diverse Università in Europa tra cui spicca l’Università di Padova i cui docenti Matteo Massironi e Francesco Sauro insieme al ricercatore Riccardo Pozzobon sono stati parte del team fondatore del corso. Matteo Massironi inoltre detiene la responsabilità del coordinamento del corso.
Attendendo dunque che gli astronauti europei raggiungano anch’essi la Luna potremo goderci le descrizioni geologiche della superficie lunare che Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koche Jeremy Hansen, svolgeranno nei prossimi i 10 giorni dalla capsula Orion.

