Musei

La storia del Museo di Geologia e Paleontologia e del Museo di Mineralogia è comune, per un lungo arco di tempo, a quella degli altri Musei universitari padovani. 

Tutti i musei naturalistici e il museo di Scienze Archeologiche e d’Arte hanno avuto origine per distacco dall’antico nucleo del museo vallisneriano. Il museo vallisneriano, costituito da ricche raccolte naturalistiche, archeologiche ed artistiche era di proprietà del celebre medico Antonio Vallisneri(1661-1730). Antonio Vallisneri junior, nel 1733, donò le ricche raccolte al Magistrato de' Riformatori dello Studio di Padova. 
Queste collezioni andarono infatti a costituire al Bo un unico museo che prese il nome di "Gabinetto di storia naturale", che rimase tale fino alla fine del Settecento. Nel 1805 iniziò la suddivisione delle collezioni, conseguenza delle divisioni dei vari insegnamenti.

La scissione delle collezioni geopaleontologighe da quelle mineralogiche avvenne in due momenti distinti. La prima fase si realizzò nel 1869, quando la cattedra di Storia Naturale Speciale venne divisa in due: cattedra di Mineralogia e Geologia e cattedra di Zoologia e Anatomia Comparata. La divisione degli insegnamenti comportò la divisione delle collezioni. La cattedra di Mineralogia e Geologia venne affidata al Prof. Giovanni Omboni (1829-1910); la sede del museo di geologia, paleontologia e mineralogia rimase nel Palazzo del Bo. La seconda fase si effettuò nel 1882 quando il Prof. Omboni propose la separazione dell'insegnamento della Geologia da quello della Mineralogia, in modo che l'ordinamento degli studi del nostro Ateneo fosse allineato alle altre Università italiane. La cattedra e le collezioni di Mineralogia furono affidate, l'anno successivo, al Prof. Ruggero Panebianco (1848-1930).

Le storie dei due musei hanno avuto in seguito i seguenti sviluppi:

Il Museo di Geologia e Paleontologia rimase al Palazzo del Bo (sede centrale dell’Università) fino al 1932. In quell’anno tutto il patrimonio museale fu trasferito presso l’attuale sede di Palazzo Cavalli, in via Giotto, 1. La sistemazione e l’esposizione delle sale è quella adottata a quel tempo.

Il Museo si articola in quattro sezioni:

1) vegetali fossili, 2) invertebrati fossili, 3) vertebrati fossili, circa 6000 esemplari, 4) rocce delle Alpi italiane.

Le raccolte geopaleontologiche sono state continuamente arricchite dagli studiosi nel corso degli anni. Nell’Ottocento, in particolare, si ricordano gli acquisti e le donazioni avvenuti per opera di Tommaso Antonio Catullo, Achille De Zigno, Roberto De Visiani, Giovanni Omboni, Giorgio Dal Piaz . Mentre nel secolo scorso le collezioni furono aumentate da Ramiro Fabiani e Giambattista Dal Piaz.

Il Museo di Mineralogia fu anch’esso incrementato da numerosi doni di importanti collezionisti e studiosi del tempo.

All'inizio degli anni "20 il Gabinetto di Mineralogia fu trasferito dal Palazzo del Bo in alcuni locali di Via Jappelli, in attesa di poter occupare una nuova sede.

Nel 1932 venne assegnata la nuova sede e le collezioni furono trasferite nello storico Palazzo sito in Corso Garibaldi. Il prof. Angelo Bianchi, subentrato al prof. Panebianco, diede ulteriore impulso al Museo con l'acquisizione della preziosa collezione mineralogica Gasser (1935). Nel 1966 il patrimonio mineralogico-petrografico ebbe, per opera dello stesso Bianchi, definitiva organizzazione e collocazione nei locali del nuovo edificio, sorto a collegare il Palazzo con le sale del contiguo museo di Geologia e Paleontologia.